APPROFONDIMENTO / Precisione
Che cosa significa «cronometro»: osservatori, concorsi e COSC
Dai cronometri da marina ai concorsi degli osservatori di Neuchâtel, Ginevra e Kew, fino al certificato COSC e alle prove supplementari di oggi: che cosa garantisce davvero la parola «chronometer» sul quadrante, e che cosa no.
Cronometro e cronografo
Le due parole si somigliano, ma indicano cose diverse. Un cronografo è un orologio con un contasecondi che si avvia e si ferma (ne parliamo nell’articolo dedicato). Un cronometro è un orologio, con o senza cronografo, la cui precisione è stata verificata e certificata da un ente indipendente. Un orologio può essere entrambe le cose, una sola o nessuna delle due.
Il termine fu coniato nel 1714 dall’inglese Jeremy Thacker, per un orologio che aveva immaginato chiuso sotto vuoto. Divenne poi il nome degli orologi di precisione per la navigazione: i cronometri da marina.
In mare: perché la precisione era una questione di vita o di morte

L’H4 di John Harrison, il cronometro che risolse il problema della longitudine, al National Maritime Museum di Greenwich.
Per conoscere la propria longitudine in mare aperto, un navigatore deve sapere quale ora è, nello stesso istante, al porto di partenza. Ogni quattro minuti di errore dell’orologio equivalgono a un grado di longitudine, cioè decine di chilometri. Nel Settecento la questione era così importante che la Gran Bretagna offrì un premio enorme a chi l’avesse risolta.
Ci riuscì John Harrison con una serie di orologi da marina; il suo H4, un grande orologio da tasca oggi conservato a Greenwich, dimostrò che un orologio portatile poteva mantenere la precisione necessaria durante un lungo viaggio. Da allora, e fino alla radionavigazione e al GPS, il cronometro da marina è stato uno strumento indispensabile a bordo di ogni nave.
Gli osservatori e i concorsi

L’osservatorio di Neuchâtel, fondato nel 1858, dove per oltre un secolo si sono svolti i concorsi di cronometria.
Per controllare gli strumenti di precisione servivano un riferimento affidabile e un luogo neutrale: gli osservatori astronomici, che determinavano l’ora osservando il passaggio delle stelle. In Europa alcuni di essi divennero veri e propri laboratori di cronometria al servizio dell’industria.
- Neuchâtel, fondato nel 1858 per sostenere l’orologeria del cantone, cominciò a provare cronometri nel 1860.
- Ginevra svolgeva un ruolo analogo per l’orologeria ginevrina.
- Besançon in Francia e Kew, poi Teddington, in Inghilterra erano gli altri grandi centri.
Un movimento che superava le prove riceveva un bulletin de marche, un bollettino che ne descriveva le prestazioni. Le prove duravano fra 30 e 50 giorni e i limiti erano molto più severi di quelli odierni. Ogni anno gli osservatori organizzavano anche dei concorsi, con classifiche e premi che le case pubblicavano con orgoglio nella loro pubblicità.
I calibri da concorso e i regolatori
Ai concorsi non si portavano orologi di serie. Le case costruivano movimenti speciali, di solito a bassa frequenza (18.000–21.600 alternanze l’ora), con bilancieri sovradimensionati, e li affidavano ai loro migliori regolatori, i régleurs, che potevano lavorare su un singolo pezzo anche per anni. Esempi celebri sono il Peseux 260, lo Zenith 135 e il Longines 360. Questi movimenti erano così delicati che spesso non avrebbero resistito all’uso quotidiano al polso, e non furono mai venduti al pubblico.
Le cifre danno l’idea della selezione. A metà degli anni Sessanta, su milioni di orologi prodotti ogni anno in Svizzera, circa 250.000 ricevevano il certificato ufficiale di cronometro; solo poche centinaia, i migliori in assoluto, venivano inviati ai concorsi degli osservatori.
Ci furono eccezioni notevoli: nel 1966 e 1967 Girard-Perregaux certificò centinaia di orologi da polso con il calibro 32A ad alta frequenza, una quarantina dei quali superarono anche le prove di Neuchâtel. Fra il 1968 e il 1970 Seiko ottenne la certificazione per 226 orologi con i calibri 4520 e 4580. In entrambi i casi gli orologi furono poi venduti al pubblico, e oggi sono rarissimi.
La fine dei concorsi
Alla fine degli anni Sessanta l’arrivo dei movimenti al quarzo, enormemente più precisi a parità di costo, tolse senso alle gare fra orologi meccanici, che furono sospese. Contribuì anche l’ingresso di concorrenti giapponesi: dal 1963 Seiko partecipava ai concorsi di Neuchâtel e, alla fine del decennio, i suoi risultati erano ai vertici.
Nel 2009 il Museo d’orologeria di Le Locle ha riportato in vita la tradizione con un nuovo concorso di cronometria basato sulla norma ISO 3159, e nel 2017 è stato pubblicato online un database con i risultati storici dell’osservatorio di Neuchâtel.
Il COSC: la certificazione di oggi
Fino al 1973 i movimenti di serie venivano provati dai Bureaux officiels de contrôle de la marche des montres, uffici sorti in diversi cantoni a partire dal 1877. Quell’anno i cinque cantoni orologieri (Berna, Ginevra, Neuchâtel, Soletta e Vaud) e la Federazione dell’industria orologiera svizzera li riunirono in un unico ente senza scopo di lucro: il Contrôle Officiel Suisse des Chronomètres (COSC).
Oggi il COSC ha tre laboratori, a Bienne, Saint-Imier e Le Locle, e rilascia oltre un milione di certificati l’anno. Le prove seguono la norma internazionale ISO 3159.
Come si svolge la prova. Ogni movimento viene provato da solo, senza cassa, munito di una lancetta dei secondi e, se automatico, con la carica automatica disinserita. Per 15 giorni viene caricato ogni giorno alla stessa ora e osservato in 5 posizioni (corona a destra, in basso, a sinistra; quadrante in alto e in basso) e a 3 temperature (8, 23 e 38 °C). Le letture si fanno con telecamere e si confrontano con due orologi atomici indipendenti.
I sette criteri. Per i movimenti con diametro superiore a 20 mm, i limiti sono:
| Criterio | Limite |
|---|---|
| Marcia media giornaliera | da −4 a +6 s/g |
| Variazione media della marcia | 2 s |
| Variazione massima della marcia | 5 s |
| Differenza fra posizioni orizzontali e verticali | da −6 a +8 s |
| Scarto massimo della marcia | 10 s |
| Variazione termica | ±0,60 s/°C |
| Ripresa di marcia (ritorno alle condizioni iniziali) | ±5 s |
Basta mancare uno solo dei sette criteri perché il movimento sia escluso. Chi lo supera riceve un numero di certificato, e il movimento porta un numero di serie inciso.
Esiste anche una certificazione COSC per i movimenti al quarzo, con criteri diversi: 13 giorni di prova in una sola posizione, a tre temperature e quattro livelli di umidità, e l’obbligo della compensazione termica.
Oltre il COSC
Negli ultimi anni diversi marchi hanno affiancato alla certificazione COSC prove supplementari, svolte sull’orologio finito e incassato e non sul solo movimento. La più nota è il Master Chronometer di Omega, che aggiunge otto prove stabilite dall’istituto federale di metrologia METAS, compresa la resistenza al magnetismo. Altri costruttori applicano standard interni più severi del COSC. In Germania l’osservatorio di Glashütte certifica secondo la norma DIN 8319, che riprende gli stessi criteri della ISO.
Consigli pratici
In pratica, con il tuo orologio
- Il certificato è una fotografia, non una garanzia eterna. Vale per il movimento appena assemblato o revisionato. Un cronometro di quarant’anni fa, con olii secchi e spirale stanca, può marciare come un orologio qualsiasi.
- Riportarlo in tolleranza. Dopo una revisione completa, un buon orologiaio può riportare un vintage certificato vicino ai valori originari, ma non può rilasciare un nuovo certificato COSC: si limita a misurare e regolare.
- Il bollettino aumenta il valore. Per un vintage, il certificato o il bollettino originale dell’epoca è un documento prezioso, soprattutto se corrisponde al numero del movimento.
- Leggi bene il quadrante. «Chronometer», «Officially Certified Chronometer» o «Superlative Chronometer» indicano una certificazione; «Chronograph» no. In passato, fuori dalla Svizzera, la parola cronometro non è sempre stata controllata in modo rigoroso.
- Precisione al polso. Il COSC misura il movimento in laboratorio, a posizioni e temperature definite. Al polso la marcia dipende anche da come lo portate: è normale che si discosti un po’ dai valori di prova.
Domande frequenti
- Un cronometro è più preciso di un orologio al quarzo?
- No. Anche il più preciso dei cronometri meccanici certificati ammette alcuni secondi di scarto al giorno, mentre un normale orologio al quarzo sbaglia di pochi secondi al mese. Il cronometro certifica l’eccellenza di un orologio meccanico, non la superiorità rispetto al quarzo.
- Perché il COSC prova il movimento senza cassa?
- Perché la norma ISO 3159 e la procedura del COSC sono state pensate per il movimento, prima che venga incassato. Le certificazioni più recenti, come quelle con il METAS, aggiungono prove sull’orologio completo.
- Che cos’era un cronometro d’osservatorio?
- Un movimento, spesso costruito apposta, che superava le prove molto più severe di un osservatorio astronomico come Neuchâtel o Ginevra e riceveva un bollettino di marcia. Ne esistono pochissimi, e quasi tutti non sono mai stati venduti al pubblico.
Fonti
- COSC — Discover COSC (sito ufficiale)
- Wikipedia (en) — COSC (criteri e procedura di prova)
- Wikipedia (en) — Observatory chronometer
- Wikipedia (en) — Chronometer watch
- Seiko Museum — Toward developing products comparable to timepieces from Switzerland
- WatchesBySJX — Introducing the Neuchâtel Observatory Chronometer Database, 2017
- Worn & Wound — History of Chronometers, parti 2 e 3
- Worn & Wound — History of Chronometers, parti 2 e 3
- ISO — ISO 3159, Timekeeping instruments — Wrist-chronometers with spring balance oscillator
- Omega — Master Chronometer: le otto prove METAS